Nota relativa agli organismi di parità universitaria e ai Comitati Unici di Garanzia

Sottopongo a tutti voi la seguente nota preparata per il Ministro Elsa Fornero da Patrizia Tomio, presidente nazionale dei Comitati Pari Opportunità, con la collaborazione di Bianca Beccalli, presidente onoraria dell’assemblea nazionale dei Comitati Pari Opportunità nonchè promotrice del Comitato Pari Opportunità presso la nostra Università. Si tratta di una sintesi delle considerazioni sviluppate in occasione degli incontri che si sono succeduti dal novembre 2010 quando, con il “Collegato lavoro” della legge 183, sono stati definiti i Comitati Unici di Garanzia.

Marisa Porrini

Milano, 15 ottobre 2012

L’art. 21 della Legge 4 novembre 2010, n. 183 (“Collegato lavoro”) prevede, per tutte le Pubbliche Amministrazioni, comprese le Università, l’obbligo di riunificare in un unico organo, denominato Comitato Unico di Garanzia (CUG), le funzioni, precedentemente attribuite in forma distinta ai Comitati Pari Opportunità e ai Comitati paritetici sul fenomeno del mobbing.

Tale norma è stata integrata da una Direttiva Interministeriale del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, on.le Brunetta, e del Ministro per le Pari Opportunità, on.le Carfagna, datata 4 marzo 2011; infine, è stata oggetto di interpretazione attraverso l’emanazione di alcune F.A.Q., redatte a cura del Gruppo di lavoro interministeriale per il monitoraggio ed il supporto alla costituzione e sperimentazione dei nuovi organismi.
Nell’ambito di questo documento, la F.A.Q. n. 6, dispone, in via interpretativa, che i Consigli giudiziari, ma anche “più in generale, le amministrazioni, in cui opera personale in regime di diritto pubblico, di cui all’art. 3 del d.lgs. 165/2001…”, non incorrono nell’obbligo di applicazione della riforma, che resta una semplice facoltà: una scelta che, pertanto, viene rimessa ai medesimi Consigli giudiziari, nonostante si esprima l’auspicio per la costituzione di Comitati unici, al fine di stimolare una maggiore efficienza e la riduzione dei costi.

A ben vedere, i principi che ispirano la novella legislativa risiedono nella volontà di dare effettività alle norme, che da tempo prevedono la costituzione degli organismi di parità, supportandone le attività (le cosiddette “azioni positive”) e garantendo, nel contempo, un ridimensionamento dei costi, in ottica di maggiore efficienza ed efficacia, anche eliminando la pluralità di Comitati nell’ambito della medesima Amministrazione.

Al riguardo, la Conferenza Nazionale dei Comitati Pari Opportunità delle Università italiane, che si è fortemente impegnata in un’attività di sensibilizzazione per la costituzione degli organi di parità negli Atenei, nonché nel supporto agli stessi, anche con iniziative di rilievo sul piano scientifico, auspica che, in considerazione della presenza di personale in regime di diritto pubblico accanto al personale contrattualizzato, si dia atto della peculiarità di tali Comitati, escludendo le istituzioni universitarie dall’applicazione di detta norma, come già avvenuto per i Consigli giudiziari, in ragione della medesima caratteristica.

Tale richiesta trova il proprio fondamento, in primis, nella specificità dei Comitati Pari Opportunità universitari, che in generale comprendono non solo la rappresentanza di personale contrattualizzato (tecnico e amministrativo), ma anche della componente docente e degli studenti, e che si caratterizzano per le modalità di individuazione dei membri su base elettiva, nonché per l’insostituibile ruolo di disseminazione effettuato, sia all’interno della realtà accademica che sul territorio, in virtù della autonomia e della missione istituzionale propria degli Atenei. L’attività di formazione e ricerca svolta dai Comitati Pari Opportunità è ampiamente testimoniata dalla pluralità di eventi organizzati negli ultimi 20 anni nelle diverse sedi universitarie,
dalle pubblicazioni, dalle attività didattiche poste in essere direttamente o comunque da essi promosse, spesso occasioni di incontri internazionali (v. es. Corsi Donne Politica Istituzioni).

Da un altro punto di vista, in aggiunta alle considerazioni qui espresse circa l’opportunità di estendere il medesimo trattamento alle Università, in riferimento alla identica ratio che sottende all’interpretazione ministeriale, si evidenzia come la finalità di un contenimento della spesa, evitando la “proliferazione di comitati”, abbia già trovato obiettivo riscontro nell’esperienza degli Atenei, almeno per quanto riguarda gli organismi di parità: da anni le Università hanno individuato in organismi unici per le diverse categorie che studiano e lavorano nella realtà accademica i soggetti deputati alla tutela e alla promozione delle pari opportunità, anticipando per certi versi gli obiettivi di maggiore efficienza nell’uso delle risorse auspicata dalla riforma, evitando frazionamenti e sovrapposizioni di funzioni.

Un’eventuale accoglimento della richiesta qui presentata, con riferimento alle Università, non comporterebbe quindi alcun onere ulteriore per le finanze pubbliche, anche in considerazione che nella maggior parte degli Atenei, per quanto ci consta, la partecipazione alle sedute di tali organi non è oggetto di retribuzione aggiuntiva.
La proposta qui formulata potrebbe trovare attuazione con l’inserimento, in uno dei provvedimenti di prossima approvazione, di un emendamento che riconosca formalmente che, alle Università, in quanto Amministrazioni in cui opera personale di diritto pubblico di cui all’art. 3 del decreto legislativo n. 165/2001 e successive modifiche e integrazioni, non si applicano le disposizioni dell’art. 21 della legge n. 183/10, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica.

Verrebbero così prese in considerazione le istanze espresse in tal senso nei mesi scorsi sia dagli Atenei, che, con propri documenti, dalla Conferenza dei Rettori delle Università italiane e dal Consiglio Universitario Nazionale.

18. ottobre 2012 Autore: Stefano Corbella
Categoria: Contro le discriminazioni e per le pari opportunità, Il Governo dell'Ateneo, Personale tecnico-amministrativo | Lascia un commento

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