L’Ateneo

Da quasi 90 anni, l’Università di Milano svolge un ruolo di supporto allo sviluppo economico e culturale del Paese preparando professionisti, dirigenti, quadri e operatori in settori diversi, fedele alla sua missione di università pubblica. E questo senza rinunciare alla qualità scientifica, come è provato dai riconoscimenti ottenuti a livello internazionale.

L’Università di Milano è l’unica Università italiana a far parte della LERU (League of European Research Universities) e, pur nel quadro non esaltante rispetto a molte realtà straniere, tanto più sostenute delle nostre, si colloca tra i primissimi Atenei italiani nei principali ranking internazionali basati sulla produttività scientifica (ad esempio, Academic Ranking of World Universities di Shangai, e Performance Ranking of Scientific Papers for World Universities di Taiwan), segno di un prestigio che evidentemente, al di là dei luoghi comuni mediatici, ci viene comunque riconosciuto al di fuori dei nostri confini. Certo c‘è ancora molto da fare per migliorare la nostra collocazione internazionale, ma possiamo contare su risorse umane di grande qualità.

A livello nazionale, la fama di “Università virtuosa”, ottenuta anche grazie all’attuazione di responsabili politiche di gestione finanziaria, colloca il nostro Ateneo in una posizione privilegiata anche per continuare a svolgere un ruolo importante di guida e di indirizzo nei processi decisionali nazionali e per dare un contributo attivo a contrastare tendenze alla frammentazione del sistema, accentuate dalla attuazione in atto della riforma. Ci troviamo in un momento critico nel quale le migliori Università italiane (e la nostra è sicuramente una di queste), devono dimostrare di saper fare le scelte giuste per riconquistare una loro forte identità e un ruolo ben definito e propositivo nella realtà del Paese, rivendicando con maggior decisione la propria autonomia istituzionale in un contesto nel quale sono per contro cresciute le tendenze accentratrici e vincolistiche, peraltro non sempre guidate da scelte e criteri fondati e condivisibili. Una autonomia istituzionale che, per essere credibile, deve naturalmente fondarsi su una assunzione piena e responsabile dei compiti e dei doveri che ne conseguono, superando parcellizzazioni e particolarismi.

01. ottobre 2012 Autore: Marisa Porrini
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