Cooperazione internazionale allo sviluppo.
Perché riconoscere un maggior peso a questo settore

La cooperazione internazionale allo sviluppo è un settore di attività che nel nostro ateneo viene sviluppato attraverso corsi ad hoc, master, seminari, insegnamenti e corsi di laurea attivati in paesi terzi, progetti di ricerca, scambi di docenti, dottorandi e studenti e infine attraverso il supporto scientifico, tecnologico e culturale ad interventi sul territorio e sul tessuto sociale di paesi in via di sviluppo.

È un lavoro non facile che, in scarsità di finanziamenti, si regge sul generoso impegno di docenti e studenti di tutte le aree culturali e scientifiche di UNIMI che hanno giocato un ruolo fondamentale nel farlo crescere negli anni in modo significativo.

Senza nulla togliere alle relazioni “nobili” che il nostro Ateneo giustamente intrattiene con le università dei paesi sviluppati, anche le attività di cooperazione contribuiscono fortemente all’internazionalizzazione sia perché forniscono l’opportunità di creare rapporti duraturi con atenei del sud del mondo, sia perché consentono di collaborare con quelli del nord coinvolti negli stessi progetti.

Diversi nostri laboratori, come d’altronde quelli di grandi università dei paesi occidentali, sono affollati di giovani provenienti da paesi poveri che contribuiscono a produrre scienza, e creano le condizioni per stringere rapporti con le istituzioni di cultura e scienza del paese di provenienza.

Un’altra ricaduta della cooperazione, che in diversi casi viene condotta in collaborazione oltre che con le università locali anche con le Organizzazioni Non Governative, è rappresentata dalla possibilitè di promuovere presso i paesi terzi la piccola e media industria italiana in grado di produrre tecnologie semplici, economiche e solide, funzionali alle necessità dei paesi terzi, con risultati economici e sociali positivi per entrambi i paesi.

Ma l’aspetto forse più importante della cooperazione internazionale allo sviluppo è la possibilità di far crescere non solo professionalmente, ma anche socialmente ed eticamente i nostri giovani attraverso i canali della scienza, della cultura, dell’alta formazione, della difesa dei diritti umani, veicolando i valori della responsabilità sociale, della solidarietà umana e civile, contribuendo a sostenere uno sviluppo meno diseguale tra il nord e il sud del mondo e a creare così le condizioni per ridurre guerre e conflitti.

È quindi giusto che una grande Università pubblica come la nostra sia all’altezza della missione che l’Unione europea affida al sistema universitario di “… promuovere la comprensione tra i popoli e contribuire allo sviluppo sostenibile dell’istruzione nei paesi terzi”, di “combattere l’emarginazione in tutte le sue forme, compresi il razzismo e la xenofobia, di promuovere il dialogo e la comprensione tra le culture, di sostenere l’insegnamento e l’apprendimento delle lingue…” e che dia concretezza all’accordo di collaborazione sottoscritto dalla CRUI e dal Ministero degli Affari Esteri – Direzione Generale della Cooperazione allo sviluppo volto “all’identificazione di un rinnovato modello accademico di cooperazione allo sviluppo e alla pace che valorizzi il ruolo dell’università nella formazione delle risorse umane e la sua missione sociale”. Ed è proprio questo che chi fa cooperazione in Unimi sta cercando di realizzare, consapevole che la costruzione di capitale umano è un mezzo fondamentale per l’affrancamento di ogni paese dalla dipendenza, e per gettare le basi per uno sviluppo sostenibile e per l’acquisizione di una coscienza della solidarietà. Come ha detto recentemente il presidente della Repubblica, “la cooperazione internazionale allo sviluppo è la forma più alta e più nobile di politica internazionale”.

Alcune centinaia di docenti dell’Ateneo sono coinvolti in più di cento progetti di cooperazione in più di cinquanta paesi in via di sviluppo. Diversi altri, anche se non hanno ancora segnalato le loro attività, continuano a lavorare in silenzio.

Vista la dimensione dell’impegno investito, questo campo dovrebbe trovare un maggiore riconoscimento in Ateneo, attraverso la disponibilità di uno spazio dedicato sul sito dell’università riguardante le attività, le opportunità per i giovani italiani e stranieri, un ufficio con personale dedicato, una riorganizzazione delle procedure amministrative e burocratiche per rendere più spedita l’attuazione dei progetti, l’individuazione di un percorso meno tortuoso di quello che si prospetta dopo la riforma, per sottoscrivere accordi sulla formazione.

Cara Porrini, mi rivolgo a te in quanto sei l’unica ad essersi ricordata della cooperazione nel programma di candidatura, auspicando che, se sarai eletta rettore, sostenga con misure concrete la cooperazione internazionale allo sviluppo e ne faccia una strategia non secondaria dello sviluppo del nostro ateneo.

04. ottobre 2012 Autore: Claudia Sorlini
Categoria: Internazionalizzazione | Lascia un commento

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