Apice. Archivi della Parola, dell’Immagine e della Comunicazione editoriale

Il patrimonio di conoscenze e di sapere dell’università passa anche attraverso i beni culturali, artistici, librari tecnico-scientifici che possiede. In questa direzione il Centro “Apice. Archivi della Parola, dell’Immagine e della Comunicazione editoriale” – centro funzionale di Ateneo – è la testimonianza di come un’università pubblica possa diventare un punto di riferimento internazionale anche per la ricchezza dei suoi archivi e delle sue collezioni librarie e artistiche.

Fondato nel 2002, Apice ha raccolto in questi dieci anni gli archivi di alcune delle più importanti case editrici italiane di cultura del Novecento. Basti ricordare la casa Ricciardi, che, sotto la guida di Raffaele Mattioli, banchiere e uomo di grande sensibilità intellettuale, ha promosso la collezione “La letteratura italiana. Storia e testi”, una delle maggiori collane di classici italiani del XX secolo, per la cura dei testi e l’importanza degli studiosi che vi collaboravano. O le edizioni Scheiwiller, piccole per dimensione e prestigiose per catalogo. Negli archivi degli editori si trovano preziose fonti storiche per l’intera cultura italiana: scambi epistolari (nell’Archivio Ricciardi, per esempio, ci sono importanti lettere di Benedetto Croce, in quello Scheiwiller oltre duecento lettere del poeta Ezra Pound, oltre che lettere dei maggiori scrittori italiani), autografi (tra i quali meritano di essere ricordati quelli di Carlo Emilio Gadda), bozze di stampa con correzioni d’autore (nell’archivio personale di Valentino Bompiani, conservato ad Apice, ci sono, per esempio, bozze con significative correzioni di Moravia), fotografie e ritagli stampa.

La stessa ricchezza di lettere, autografi, prove di stampa si trova negli archivi degli scrittori che Apice ha acquisito negli anni: da quello di Elio Vittorini a quello di Mario Soldati, da quello di Guido da Verona a quello di Alberto Vigevani, da quello di Gina Lagorio a quelli di Antonio Porta, di Giovanni Giudici, di Pinin Carpi; ma andranno ricordati anche gli archivi di critici-scrittori e docenti del nostro Ateneo (Aldo Borlenghi e Sergio Antonielli) e l’archivio di Gaspare Barbiellini Amidei, giornalista e opinionista di primo piano.

Agli archivi degli editori si affiancano quelli di alcuni personaggi che hanno avuto un ruolo di rilievo nel mondo editoriale o che incontrano con il mondo editoriale per la loro attività nella produzione libraria. In Apice è raccolto l’archivio di John Alcorn, uno dei più grandi grafici statunitensi: la famiglia ha voluto depositarlo nel Centro del nostro Ateneo (facendolo direttamente da New York), e ha così messo a disposizione degli studiosi centinaia di bozzetti, prove per copertine e copertine pronte per la stampa, illustrazioni, disegni. Un ampio materiale grafico è anche conservato negli archivi di Giulio Cisari, grande illustratore degli anni Venti e Trenta, e di Giovanni Gandini, editore di Linus in Italia: bozzetti, stamponi, disegni di Copy, Folon, Topor (oltre all’intera collezione della rivista). Nel campo dell’arte, e non solo applicata all’industria editoriale, Apice ha per altro gli archivi di due importanti artisti novecenteschi: Aldo Carpi e Gabriele Mucchi.

Sempre nell’ambito della produzione e della distribuzione del libro, si può ricordare come siano stati acquisiti archivi assolutamente originali, come quello con la documentazione di lavoro di numerose cartiere italiane attive tra la metà dell’Ottocento e la metà del Novecento, o quello della lavorazione cinquantennale della Stamperia Valdonega, o, ancora, l’archivio della libreria Milano Libri, di via Verdi a Milano, uno dei centri della cultura milanese negli anni Sessanta e Settanta (nell’archivio ci sono interessanti lettere, per esempio di Sciascia).

Al patrimonio archivistico (qui solo indicato in alcuni suoi esempi) si aggiunge il patrimonio librario, con collezioni di prestigio: quella che raccoglie manifesti, giornali periodici, numeri unici, libri del movimento futurista, compresi quelli stampati “su latta” (si tratta di una delle più grandi collezioni italiane di materiali futuristi); la collezione di oltre 1700 prime edizioni di scrittori italiani del Novecento (con rarità come la prima edizione del Porto sepolto di Ungaretti, del 1916); oppure quella dei libri per l’infanzia pubblicati in Inghilterra, negli Stati Uniti, in Francia nell’Ottocento, dalle preziose rilegature e le pregiate illustrazioni, o l’ampia raccolta di libri per bambini editi in Italia nel Novecento, che comprende pressoché tutte le edizioni di Pinocchio fino agli anni Sessanta.

Non si possono citare tutti i fondi librari, ma almeno uno va ancora ricordato il fondo bibliografico del medico e bibliofilo Emilio Alfieri, successore di Luigi Mangiagalli e dal 1927 direttore della Clinica ostetrico-ginecologica del nostro Ateneo. Alfieri incominciò acquistando libri antichi di medicina e, per quarant’anni, continuò a raccogliere (arrivando a circa 5600 volumi) importanti trattati di medicina dal medioevo all’età moderna, volumi rari con opere di Plinio, Avicenna, Della Porta, Paracelso, Vesalio, opere di varia natura sul mondo della donna, indagato dal punto di vista medico, artistico, psicologico, letterario.

Ai fondi bibliografici andrà ricondotta anche la raccolta di riviste satiriche (che comprende importanti testate italiane e straniere ottocentesche e primonovecentesche) e di riviste “di viaggio”, e tra queste l’intera e rara collezione di “Le Tour du Mond”, pubblicato in Francia a partire dagli anni ’60 del XIX secolo.

Un patrimonio così ricco non può passare sotto silenzio, ed infatti Apice si è imposto come uno dei centri di maggiore interesse in Italia per gli studi sulla storia dell’editoria di cultura (e delle imprese editoriali) e della grafica editoriale. La varietà della documentazione ha permesso e permette studi di vari altri indirizzi: la storia della medicina, la critica filologico-letteraria, l’indagine sull’arte applicata del Novecento, per citarne alcuni.

L’importanza di mettere a disposizione al più ampio numero di studiosi gli archivi di Apice ha già portato a una prima digitalizzazione di alcuni fondi, e su questa strada – come su quella di mostre virtuali che permettano a un pubblico più vasto di conoscere documenti e libri preziosi – occorrerà muoversi nei prossimi anni per valorizzare pienamente i beni posseduti dal nostro Ateneo.

Alberto Cadioli
Presidente di Apice

04. ottobre 2012 Autore: Alberto Cadioli - Presidente di Apice
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