Il percorso di formazione degli insegnanti:
un legame tra università e società

La formazione iniziale degli insegnanti è compito rilevante non solo dal punto di vista culturale, ma anche sociale e civile. Tale compito, sino al conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento, è stato affidato alle università dal recente DM 10 settembre 2010, n.249 (“Definizione della disciplina dei requisiti e delle modalità della formazione inziale degli insegnanti della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo e di secondo grado”).

L’applicazione del decreto, per ora solo parziale (e con evidenti difficoltà legate alla contestuale attuazione della riforma universitaria), ha preso l’avvio da aprile 2012, con l’attivazione del momento finale del percorso, ossia il Tirocinio Formativo Attivo (TFA), destinato a coloro che hanno conseguito il titolo di laurea magistrale (o di lauree quadriennali e quinquennali) e che intendono conseguire l’abilitazione all’insegnamento. A regime, dovranno essere attivate anche le lauree magistrali previste dal decreto stesso, già approvate dal MIUR per le singole regioni, in accordo, come prevede la legge, con gli altri Atenei lombardi.

Sia le lauree magistrali sia il successivo TFA sono percorsi a numero chiuso, definito, per ogni classe di insegnamento, dal MIUR sulla base delle esigenze reali di insegnanti sul territorio regionale.
Il nostro Ateneo ha indubbiamente le competenze necessarie per essere presente nella formazione degli insegnanti delle scuole medie e delle scuole superiori, per tutte le aree disciplinari. Così si è dato l’avvio a 29 classi di abilitazione, che coinvolgono tutte le aree, umanistica, scientifica, economico-giuridica, delle scienze motorie. Il MIUR ha assegnato alla nostra sede (per il primo anno di attuazione) 895 posti (175 nelle scuole secondarie di primo grado, 720 nelle scuole secondarie di secondo grado): un numero assai elevato, anche rispetto agli altri atenei, non solo lombardi.

Dal mese di novembre, dunque, terminata la lunga e per molti versi controversa fase di selezione, sarà avviato il percorso di formazione di quasi mille futuri docenti, che attendono dal nostro Ateneo una risposta adeguata rispetto al difficile impegno che li attende nel complesso e difficile, ma anche affascinante, compito di far crescere le nuove generazioni.
È un’attesa alla quale l’Ateneo deve dare una risposta adeguata, garantendo agli iscritti un percorso altamente qualificato dal punto di vista didattico-disciplinare e psico-pedagogico, oltre ad essere in grado di organizzare, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale, un tirocinio nelle scuole, che diventi vero anello di congiunzione tra il momento della formazione universitaria e la funzione di insegnante.

La sfida che ci attende nei prossimi mesi è grande, sebbene, troppo spesso, venga considerata non prioritaria rispetto ad altri importanti compiti dell’Ateneo, non necessariamente incompatibili tra di loro. Si tratta di finalità diverse, ma egualmente necessarie per lo sviluppo futuro, che non può continuare a non investire su un settore che costituisce la base sulla quale costruire una società equilibrata e dalla quale far emergere eccellenze, anche nella ricerca.

L’avvio del TFA non è stato facile. Le polemiche che hanno attraversato i giornali sui test ministeriali d’accesso ne sono stato un segno tangibile. In un momento difficile, si è creata un’attesa (basti pensare che i candidati a Milano, provenienti in gran parte da altri Atenei, sono stati circa 9000) forte, che ha necessariamente generato tensioni, che non si sopiranno certo con l’avvio dei corsi.
È quindi indispensabile che l’Ateneo si faccia carico, con serietà e senso di responsabilità, dei suoi compiti didattici e scientifici nella formazione iniziale degli insegnanti. E non per il fatto che si tratta, come troppo spesso si sente dire, di un peso che si deve accettare. Al contrario. Dovrebbe essere l’occasione nella quale sviluppare in modo originale, anche rispetto ad altri atenei, tale compito, investendo in un progetto nuovo. Un progetto che anzitutto garantisca ler risorse e gli spazi necessari al buon andamento dei corsi avviati. Ma anche un progetto che, a partire da quanto la normativa richiede (in relazione alle lauree magistrali e al percorso abilitante), si sappia ampliare ad un’offerta che, in tutti i settori, sappia essere da tramite tra l’università (e la sua continua scoperta di nuove frontiere scientifiche e culturali) e la scuola. Sarà necessario inventare forme nuove di contatti tra la scuola, che rischia di essere troppo ripetitivamente legata a quanto ha costituito il patrimonio di conoscenze del momento della formazione, e l’università, che non comunica le nuove scoperte a coloro che ne sono i potenziali tramite con le nuove generazioni. Si può quindi davvero immaginare che vi sia uno sviluppo forte (e la domanda in questa direzione esiste) verso una formazione permanente, tramite attività dedicate agli insegnanti, ma più ampiamente aperte a tutti coloro che sentono l’esigenza di aggiornare la propria preparazione culturale e scientifica.

04. ottobre 2012 Autore: Giuliana Albini - Dipartimento di Studi Storici
Categoria: Dottorato di ricerca formazione post laurea e formazione permanente | Lascia un commento

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